Il Sinodo sulla Parola di Dio e
la Famiglia Carmelitana


Bruno Secondin, O.Carm
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In ottobre, dal 5 al 26, si svolgerà a Roma la XII Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi e avrà per tema: “La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa”. Viene dopo quello dell’Eucaristia (2005): e si completa così la mensa del corpo del Signore: dove sono a noi offerti come pane di vita sia la Parola di Dio che il corpo del Signore (DV 21). Questa Parola, come proclama Isaia, è insieme pane da mangiare e seme al seminatore (Is 55,10).

a) Punto di arrivo

È il punto di arrivo di un lungo cammino della Chiesa intera e si tratterà specialmente della centralità della Parola nella pastorale, negli studi, nella liturgia, nella spiritualità della Chiesa, come anche di mappare i problemi aperti e le difficoltà. Lo proclama chiaramente il n. 4 di Lineamenta:
“Si è fatta urgente la necessità di conoscere integralmente la fede della Chiesa sulla Parola di Dio, di allargare con metodi adatti, l’incontro con la Sacra Scrittura da parte di tutti i cristiani, e insieme di cogliere nuove vie che lo Spirito oggi suggerisce, perché la Parola di Dio, nelle sue varie manifestazioni, sia conosciuta, ascoltata, amata, approfondita e vissuta nella Chiesa, e così diventi Parola di verità e di amore per tutti gli uomini”. Una preoccupazione pertanto più pastorale che teorica. Ma sempre sulla scia dell’incipit della Dei Verbum: “Dei Verbum religiose audiens et fidenter proclamans” (DV 1).
L’ultimo secolo è stato una vera rivoluzione – per certi versi – in questo campo: la Parola di Dio a lungo era rimasta al margine, quasi nascosta al popolo di Dio, specie dopo il trauma della riforma protestante (XVI secolo), che invece ne aveva fatto la sua bandiera, e invitava tutti a leggerla e a interpretarla liberamente. Perché ognuno ha lo Spirito per guida, senza bisogno di intermediari: quindi libera interpretazione. Roma si era spaventata! E per secoli aveva bloccato l’accesso diretto, giungendo persino a fare roghi di bibbie tradotte in volgare.

Tappe principali nell’ultimo secolo del ritorno della Parola al centro della vita cristiana:
1890: fondazione dell’école biblique (a Gerusalemme): centro di studi e archeologia, scoperte.
1909: fondazione dell’Institutum Biblicum (a Roma), affidato ai Gesuiti, prestigiosa scuola.

Conseguenza: nascita e diffusione del “movimento biblico”: studi di alto livello scientifico, ma con ricadute sulla pastorale, nella liturgia e diffusione progressiva a tutti della conoscenza biblica.
1943: Divino afflante Spiritu (Pio XII): sì alla ricerca storica e letteraria; sì alla libertà di ricerca.
1962-1965: converge sul Concilio il frutto di questi decenni, pur con qualche polemica da parte dei conservatori contro le nuove tendenze. Frutto maturo è Dei Verbum (1965): un documento di grande qualità, che dedica il cap. VI a “La sacra Scrittura nella vita della Chiesa”, in particolare ai temi di pastorale e di spiritualità biblica (nn. 21-26). Ma anche sollecita a fare nuove traduzioni, nuovi lezionari liturgici, elaborare nuova spiritualità biblica, ecc. Inoltre: “Esorta con forza e insistenza tutti i fedeli cristiani, soprattutto i religiosi, … alla frequente lettura delle divine Scritture” (DV 25).
Dopo 43 anni dal Concilio Vaticano II, possiamo riconoscere che davvero la Parola di Dio ha conquistato un posto centrale in molti settori fondamentali della vita cristiana. È una presenza pervasiva, anche di alta qualità, in tutti gli ambiti ecclesiali: liturgia, pastorale, catechesi, magistero, studio teologico, spiritualità, formazione, evangelizzazione. Vera fame e sete della Parola ovunque…

Era ora di fare il punto: il Sinodo certamente farà discernimento, dei frutti migliori, delle esperienze più vivaci e autentiche, come anche dei problemi e delle urgenze evidenti. Una prima mappa dei frutti e dei nodi è già stata tracciata da Lineamenta (marzo 2007), ma ancor più sarà dettagliata e orientatrice la mappa nell’Instrumentum Laboris, ormai pronto e che apparirà fra poco. Sarà la guida pratica del Sinodo venturo: sarà bene leggerlo e studiarlo, per prepararsi al grande evento ecclesiale, ma soprattutto per mentalizzarci adeguatamente sui temi principali.

Possiamo accennare a tre specifici settori sui quali ci si sta concentrando:
a) La natura della Parola di Dio, come rivelazione di Dio stesso, come sinfonia di molte voci, e come patrimonio affidato alla comunità dei credenti perché la conservi e la interpreti fedelmente, sotto la guida dello Spirito Santo.
b) Spazio e ruolo della Parola di Dio nella vita della Chiesa: la Chiesa nasce dalla Parola ascoltata e abbracciata, la vive praticandola, la celebra come sorgente viva del mistero, la annuncia in molti modi per la salvezza del mondo.
c) Nella missione della Chiesa la Parola è tesoro fondamentale da mettere a disposizione di tutti, è guida e riferimento nell’evangelizzazione, creatrice di comunione, nucleo orientatore nell’ecumenismo, nel dialogo interreligioso e con tutte le culture. Un certo rilievo si sa che avrà la pastorale biblica, in tutte le sue molteplici articolazioni e dentro questa la lectio divina (quella rinnovata, di cui alla fine riparleremo).

b) Noi Carmelitani

Siamo chiamati con tutta la Chiesa a vivere questo momento di discernimento e di ricognizione del vissuto ecclesiale e della pastorale che portiamo avanti. Non possiamo evitarlo: ci riguarda da vicino per molte ragioni. Anzitutto perché vogliamo vivere con la Chiesa e camminare con essa, perché ci siamo dentro con la pastorale e la spiritualità, perché anche singolarmente questa nuova stagione ci ha cambiato, senza dubbio in meglio, in qualità e identità. È una cosa che ci riguarda direttamente: e vogliamo vivere da Chiesa e con la Chiesa.

Ma anche per altre ragioni:
- nelle nostre radici abbiamo una forte e tipica identità biblica, riscoperta meglio ora: a motivo del luogo di nascita (Carmelo) e del contesto storico (rifondazione della vita cristiana); a motivo della Regola: dove è evidente il primato della Parola di Dio, come sorgente di identità carismatica e generatrice di strutture e modelli (oltre 150 citazioni/allusioni/simbologie);
- l’attuale reinterpretazione della Regola ci ha portato a riconoscere la forza orientatrice, plasmante e trasformante della Parola: non si tratta di semplici cenni biblici, si tratta proprio di una sintesi armonica, di un progetto dinamico, di una sapienza biblica totale e totalizzante, che ci costringe oggi a ripensarci in toto, se vogliamo recuperare le intenzioni carismatiche delle origini;
- i nostri modelli ispirativi: sono Maria ed Elia, la cui fisionomia si radica nella Scrittura, anche se poi l’abbiamo ampliata (con qualche disequilibrio…). Oggi abbiamo recuperato anche il modello della comunità di Gerusalemme (Atti) e anche lo stile di evangelizzazione di Paolo.
- i nostri grandi maestri non hanno avuto forse una grande familiarità con la Bibbia come l’abbiamo noi, ma possiamo rileggerli in questa prospettiva, trovando delle preziose indicazioni per fare (almeno noi ora) della Parola il vero centro della nostra spiritualità.

In vista del Sinodo: possiamo:
- riconoscere le nuove esperienze da noi vissute, e sostenerle con saggezza: non manchiamo di esperienze nuove, di valore ecclesiale, e non solo personale; bisogna conoscerle, e riconoscerle come “carisma fecondo”, e stabilizzarle come scelta strategica per il futuro nostro nella Chiesa e nella sua missione, integrando il nuovo più autentico;
- rafforzare il legame fra il passato e il presente, rilevando la creatività che le nuove esperienze rivelano, ma all’interno di una identità meglio interpretata alla luce della nuova sensibilità biblica. E così viviamo con la Chiesa e sui suoi passi da protagonisti e non da spettatori, con creatività e non per manutenzione, da profeti e non da sbadati pragmatisti e passivi custodi di tradizioni obsolete e polverose;
- purificare le nostre forme tradizionali di pastorale, di formazione, di spiritualità, in sintonia con il corpo della Chiesa e la sua nuova coscienza di fronte al primato della Parola, in modo da mettere in atto una strategia di presenza, di spiritualità e di pastorale più decisamente bibliche, sviluppando germi di identità (ritrovati nella Regola e nella spiritualità) non ancora fatti fiorire in modo maturo. Questa creatività, associata a continuità non archeologica ma essenziale, esige sapienza, coraggio e pazienza, libertà interiore, passione esploratrice e collaborazione fraterna.

c) Ritorno simbolico al Vivere in Obsequio Jesu Christi

I nostri primi padri hanno voluto (nel loro secolo) esprimere la ricerca di una rifondazione radicale e originale della Chiesa e della evangelicità con un ritorno materiale alla Terra del Signore, dove vivere, come da capo, la sequela, l’ascolto della Parola, la centralità di Gerusalemme, la fraternità fragile, una vita sobria e austera. La Regola ci offre alcuni riferimenti di questa loro intenzione e del loro propositum.

Le riletture di questi decenni ci hanno riportato simbolicamente e intenzionalmente a quel nucleo originante e originale, a quella communitas alla stato nascente, e siamo stupiti per la capacità di sintesi e di equilibrio, di valori essenziali, di sapienza vitale e di equilibrio della Regola. La vita in obsequio Jesu Christi, la centralità della Parola e dell’ Eucaristia, la fraternità orante e insieme ospitale, la forma Ecclesiae come icona di pace, servizio e sobrietà, l’ apertura ad una vera communio hospitalis verso la tradizione e verso i nuovi cammini dello Spirito, il fascino del modello paolino di evangelizzazione, la coraggiosa provvisorietà e flessibilità senza timore: sono valori privi della loro forza persuasiva se li sganciamo dalla Parola a cui si rifanno come a sorgente ispiratrice e plasmatrice di autenticità e criterio di collaudo decisivo (RC 22-23).

Ora bisogna ritrovare questa dinamica e questa sapienza orientatrice:
- di nuovo la Parola ci deve afferrare e plasmare, con un fascino vivo, per rigenerare a nuovo paradigma inculturato il vivere in obsequio Jesu Christi et eidem fideliter de corde puro et bona conscientia deservire (R 2).
- di nuovo la Parola ci deve convocare e istruire come comunità in ascolto obbediente e in cammino verso il centro rigeneratore (RC 14), col cuore piegato, disarmato, fraterno (R 12,14s,19).
- ancora sarà la Parola che ci deve inviare (Rc 17,20), che ci stana dalle nostre sicurezze e abitudini, ripetendo a noi il ritornello che Elia ha spesso sentito: “Su alzati, recati…”. L’ultimo orizzonte della Regola è quello del buon samaritano che si dedica generosamente (RC 24): ultimo guizzo di una biblicità aperta a nuovi orizzonti, tutti da abitare con sapienza fiduciosa.

Perché non v’è mistica senza profezia, ma non v’è profezia senza l’ascolto obbediente della Parola (VC 84), e non v’è potenza trasformante nell’ascolto se non v’è fraternità in ascolto, disposta a mettersi in gioco, da protagonista, scrollandosi di dosso pigrizie abitudinarie e identità carismatiche equivoche o sonnolenti. Solo se la Parola prende fuoco in noi, come succedeva sulla bocca di Elia (Sir 48,1), come traspare anche nel tracciato della Vitae formula, allora il meditare die ac nocte in Lege Domini (R 10), non sarà uno slogan ripetuto da sonnambuli, che si illudono di camminare alla luce del sole. E anche il vigilare in orationibus non sarà un semplice masticare preghiere già confezionate (RC 11), ma il vibrare di un cuore amante, dove il desiderio incendia tutto. E l’invito a “fare tutto nella forza e nella fedeltà alla Parola del Signore” (R 19) non sarà un’ ipocrita autocertificazione senza verifica, ma un processo sempre aperto a revisione e sempre guidato da un sapiente discernimento (R 24).

d) Una parola sulla Lectio Divina

La nostra partecipazione alle nuove esperienze di lectio divina è un fatto che ci offre molte opportunità. In realtà la fanno e la gestiscono non solo i padri, ma anche i fratelli, le suore, le monache, i laici carmelitani. Nella collana “Rotem – Ascolto orante della Parola” (Ed. Messaggero, Padova, finora 13volumi), da me curata, ci sono tutti questi a collaborare. Si rompe così il monopolio clericale sulla Parola e la testimonianza del nostro carisma, e cessa la riduzione della nostra pastorale alla prassi dei sacramenti e alle devozioni pie, attorno al padre sacerdote o alla liturgia della messa.

Inoltre crescono delle capacità ministeriali fuori dai soliti circuiti “sacramentali”, che ricascano sempre nell’ambito clericale. E si mettono in gioco la creatività, il senso di fede, la corresponsabilità di molti: basti pensare ai frutti della lettura popolare di Carlos Mesters in AL, che ha coinvolto milioni di persone (specie nelle CEBs) ed è un patrimonio ecclesiale riconosciuto. Siamo in sintonia con il nostro carisma (Regola) e le sollecitazioni di Benedetto XVI. Anche in Italia, pur con esperienze più modeste, abbiamo ormai una tradizione. Senza dimenticare il sito web della nostra Curia Generalizia e altre iniziative personali. Già molti ci qualificano come protagonisti in questo settore della lectio… Mi pare che abbiamo una chance da giocare, in sintonia con la Chiesa e il carisma genuino. Logicamente non tanto per vantarci con narcisismo, ma per vivere e agire davvero come Chiesa e non chiesuola settaria.

Però vorrei avvertire, con il card. C.M. Martini: “La lectio divina non sostituisce né la catechesi né altre iniziative di insegnamento e di aggiornamento culturale che aiutano un cristiano a divenire adulto nella fede. Tuttavia la lectio fa qualcosa che i discorsi, le prediche, le catechesi non possono sempre fare: pone cioè ciascuno con la sua coscienza e responsabilità di fronte a Dio che parla, che invita, che chiama, che consola o rimprovera, il tutto in un'atmosfera di preghiera e di dialogo, di umile richiesta di perdono, di domanda di luce, con la disposizione a lasciarci guidare dallo Spirito santo per realizzare l'offerta della propria vita”. Messa in guardia dalla confusione, ma anche orientamento necessario per capirne l’utilità senza confusioni!

Perché per lectio divina non è da intendersi come un prendere in mano di tanto in tanto la Bibbia, e leggere qualche pagina, con spirito di meditazione. È piuttosto un esercizio ordinato, metodico, in clima di silenzio e di riflessione orante, con una lettura progressiva e sistematica della Bibbia, a somiglianza della prassi liturgica, che si propone nei suoi cicli domenicali e feriali una rivisitazione quasi completa dei vari libri biblici. Quello a cui deve portare è l’unità interiore, plasmata dalla Parola di vita, che trova in Cristo la chiave e il senso di quanto la Scrittura riporta, e conduce verso una coerenza pratica di vita in conformità con le convinzioni bibliche, in comunione con la comunità dei credenti e in dialogo aperto ai problemi nei contesti attuali (cf. la nostra metodologia).

“Si vive la vita secondo lo Spirito in proporzione della capacità di fare spazio alla Parola, di far nascere il Verbo di Dio nel cuore dell’uomo” (Lineamenta, n. 34). Ecco cosa come potrebbe definirsi la vera spiritualità! Noi pensiamo di essere gli specialisti della spiritualità, almeno per tali molti ci prendono, ma davvero è con questa prospettiva che ci specializziamo e abitiamo nella Chiesa?

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Ultima revisione: 30 maggio 2008