| Quarantesimo anniversario
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Desidero ringraziare il Provinciale della provincia olandese dei carmelitani – p. Ben Wolbers – per l’invito rivoltomi alcuni mesi or sono a nome dell’Istituto. Si compiono quarant’anni da quando quest’Istituto iniziò il suo cammino, sotto l’ispirazione di padre Tito Brandsma. Questi è stato un uomo straordinario, che ha saputo essere un mistico in mezzo a tutto il suo lavoro, i suoi viaggi, le sue lezioni, e, certamente, in mezzo ad ogni attività che svolgeva. Addirittura, fu contemplativo nel bel mezzo dell’abisso, in quell’inferno che è stato il lager di Dachau. Egli era convinto che le esperienze mistiche non sono una sorta di bolla asettica isolata dalla realtà, divorziata dalla vita quotidiana, ma si trovano esattamente nel cuore delle nostre vite, nello stesso centro della realtà. Potremmo dire che è stato un uomo straordinario, che percepiva la presenza di Dio nella vita di ogni giorno. Mi sono sempre sentito molto vicino alla figura di Tito Brandsma. Son trascorsi ventitré anni da quando ho avuto l’opportunità di partecipare alla sua beatificazione a Roma, che è stata una tappa importante nella mia vita e nel mio cammino vocazionale. Per noi carmelitani questo anniversario dell’Istituto Tito Brandsma costituisce un motivo speciale di gioia e allegria. La spiritualità ci fornisce strumenti e vocabolario idonei per la riflessione su quel che significa essere carmelitani e sui valori che sostengono la nostra vocazione. Per questa ragione essa è una parte fondamentale delle nostre vite e costituisce un importante campo per gli studi e il pensiero carmelitano. Nei miei discorsi ai diversi Capitoli provinciali durante quest’anno ho sottolineato la seguente idea. Diversi relatori che ci hanno aiutato nella riflessione durante lo scorso Capitolo Generale hanno insistito sull’importanza del silenzio, della contemplazione – due concetti chiave nella spiritualità – per vivere pienamente il nostro carisma. È ben nota, e pertanto non insisto, l’importanza e la centralità di tale elemento nel carisma carmelitano. Per fare solo un esempio, la Ratio Institutionis Vitae Carmelitanae indica che la contemplazione costituisce il cuore del carisma carmelitano e aggiunge (n. 23): La dimensione contemplativa non è soltanto uno tra gli altri elementi del carisma (preghiera, fraternità e servizio), ma è l’elemento dinamico che li unifica tutti. Viviamo nel tempo dell’informatica, del virtuale, dell’immediato. Le notizie viaggiano da un estremo all’altro della terra in frazioni di secondo. Abbiamo accesso immediato a numerose informazioni. Tutto ciò ha senza dubbio un valore positivo, come in diverse occasioni ha fatto notare la Chiesa. Tuttavia corriamo il rischio di cadere in una superficialità preoccupante, in dati senza alcun criterio di analisi, nell’informazione senza formazione, in una cultura light e postmoderna che esalta il vuoto, il transeunte, l’insignificante. Forse in una tale società, più di prima, è necessario qualcosa che il carisma carmelitano può offrire: il senso della contemplazione, della profondità spirituale. Il carmelitano dovrebbe essere un uomo o una donna con vita interiore, con profondità, con ricchezza spirituale, un uomo o una donna che nel bel mezzo del rumore, del trambusto della vita quotidiana, dei problemi e contraddizioni del nostro tempo sia capace di creare il silenzio interiore nel quale Dio possa dire una parola. A volte anche noi ci lasciamo guidare dai pregiudizi, dalle opinioni affrettate, dai luoghi comuni ecc. Forse dovremmo applicare quel che diceva santa Teresa alle sue monache: Non immaginiamoci vuoti interiormente (Cammino di perfezione 28,10). Contemplativi sono quell’uomo e quella donna che, osservando la realtà che li circonda, possono individuare la misteriosa presenza del Signore nella loro vita. Non solo guardano verso l’alto, ma anche intorno a sé e verso il basso, verso i più bisognosi, i più umili, gli emarginati del mondo, e scoprono in loro questa misteriosa presenza. La vera contemplazione e la vera spiritualità si trasformano in esempio di servizio e di offerta generosa. Per questo, il mistico veramente tale, lo spirituale squisitamente spirituale o il contemplativo nel senso profondo del termine, uomo o donna che sia, deve essere un maestro di umanità e di compassione e deve riflettere, con il suo proprio modo di essere e vivere nel mondo, la misericordia e la tenerezza di Dio. Vorrei concludere dicendo «Congratulazioni!» per questo magnifico lavoro degli ultimi quarant’anni. Congratulazioni ai carmelitani olandesi e all’Università Radboud di Nimega. Congratulazioni al comitato dell’Istituto e ai Direttori che hanno guidato l’Istituto in questo quarantennio: Otger Steggink, conosciuto nel mio paese, la Spagna, per le tematiche carmelitane per via del suo libro su Teresa e Giovanni della Croce, e Kees Waaijman, che ha guidato con zelo l’Istituto negli ultimi anni. E congratulazioni a tutte quelle persone che lavorano nell’Istituto, nella ricerca, nell’insegnamento, aiutando in qualsiasi modo. Come carmelitani sosteniamo fermamente quest’Istituto e lo sosteniamo nella sua specificità e peculiarità. Tale specificità consiste probabilmente nella sua apertura al dialogo in diversi modi: dialogo con la nostra tradizione spirituale (non solo carmelitana, ma anche cattolica e, più in generale, cristiana e religiosa), dialogo con la cultura o, meglio, con le numerose “culture” (in minuscolo e al plurale) della nostra società; dialogo anche nel senso ecumenico, dal momento che l’Istituto ha sempre promosso la creazione di uno spazio nel quale i cristiani di diverse confessioni possono condividere la nostra tradizione spirituale comune e la possibilità di fare esperienza di Dio nelle nostre vite. L’ecumenismo non è solo qualcosa che appartiene alla sfera della teologia (sebbene io sia un teologo dogmatico) ma che è anche presente nella pratica (lavorare insieme come cristiani per un mondo migliore), nella riflessione e nell’esperienza spirituale. Spero che l’Istituto continui ad offrire questo gran servizio per molti anni ancora. Ad multos annos! Fin dalla mia elezione a Priore Generale dell’Ordine Carmelitano nello scorso settembre, molte persone mi hanno detto che dev’essere un lavoro molto duro: sempre in viaggio, problemi da affrontare, incontri da tenere e così via. In verità è un lavoro duro, ma ci sono molti momenti e situazioni nei quali mi sento molto orgoglioso di essere carmelitano. E questo è uno di quelli. Grazie! Fernando Millán Romeral, O.Carm. |
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