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Natale del Signore (A)Il prologo del vangelo di Giovanni 1. PREGHIERA INIZIALE 2. LETTURA a) Il testo:
b) Momento di silenzio: Lasciamo che la voce del Verbo risuoni in noi. 3. MEDITAZIONE a) Domande per la riflessione: - Dio che è luce ha scelto di fugare le tenebre dell’uomo,
facendosi lui stesso tenebra. L’uomo è nato cieco (cfr Gv 9.1-41): la
cecità è per lui la condizione creaturale. Il gesto simbolico di Gesù
di raccogliere del fango per spalmarlo sugli occhi del cieco nato di
Giovanni sta a dire la novità dell’incarnazione: è un gesto di nuova
creazione. A quel cieco i cui occhi sono ancora ricoperti con il fango
della creazione viene chiesto non un atto di fede, ma di obbedienza:
andare alla piscina di Siloe che significa “inviato”. E l’inviato è
Gesù. Sapremo obbedire alla Parola che ogni giorno giunge a noi?
b) Chiave di lettura: Giovanni, un uomo che ha avuto modo di veder splendere la luce, che ha visto, udito, toccato, la luce. In principio il Verbo era: costantemente rivolto verso l’amore del Padre ne è diventato la spiegazione vera, l’unica esegesi (Gv 1,18), la rivelazione del suo amore. Nel logos era la vita e la vita era luce, ma le tenebre non l’hanno accolto. Nell’AT la rivelazione del Verbo di Dio è rivelazione di luce: ad essa corrisponde la pienezza della grazia, la grazia della grazia, che ci è data in Gesù, rivelazione dell’amore senza limiti di Dio (Gv 1,4-5, 16). Anche tutta la testimonianza dell’AT è una testimonianza di luce: da Abramo a Giovanni Battista, Dio manda testimoni della sua luce; Giovanni Battista è l’ultimo di essi: annuncia la luce che sta per venire nel mondo e riconosce in Gesù la luce attesa (Gv 1,6-8;15). Dabar IHWH è la comunicazione di Dio con l’uomo, avvenuta per tutti coloro che Dio ha chiamato e coloro sui quali cadde, sui quali venne la parola del Signore (cfr Is 55, 10-11). Come dice Agostino: La Parola di Dio è la vera luce. La parola esce dalla bocca di Dio, ma conserva tutta la sua forza, è persona, crea e sostiene il mondo. Questa parola che crea e salva viene identificata con la Torah con la quale Israele intende la rivelazione divina nella sua totalità, con la Sapienza: Da Sion uscirà la legge e da Gerusalemme la parola del Signore (Is 2,3). Il memra (aramaico) è il concetto che è servito a Giovanni per passare dal dabar al logos: nei targum il memra ha una funzione creatrice, ma soprattutto rivelatrice che si esprime in modo particolare attraverso l’immagine della luce. Nel Targum Neophiti, nel famoso poema delle quattro notti su Es 12,42 sta scritto: «La prima notte fu quella in cui IHWH si manifestò sul mondo per crearlo: il mondo era deserto e vuoto e la tenebra ricopriva la faccia dell’abisso. E il memra di IHWH era la luce che brillava». Nel Targum Jerushalaim il manoscritto 110 dice: «Con la sua parola IHWH brillava ed illuminava». Il midrash sottolinea che la legge era prima del mondo, era vita, era luce: «Le parole della Torah sono luce per il mondo» (Midrash Dt Rabba 7.3). Figlia unigenita di Dio, la Torah è stata scritta con fuoco nero nella fiamma bianca e giace sulle ginocchia di Dio mentre Dio siede sul trono di gloria (cfr Midrash al Salmo 90.3). Il logos-luce si fa presente nel mondo. Tutto è vita in lui: il Verbo sostituisce la Torah. Si trascendono i segni, e più che sostituzione si assiste a un adempimento. Se la Torah per il giudeo è figlia di Dio, Giovanni mostra che essa è il logos che fin dall’inizio è presso Dio, è Dio. Questo logos si fa carne: uomo, caduco, limitato, finito, mettendo la sua gloria nella carne. Egli ha messo la sua tenda, skené, tra di noi, è diventato shekinah di Dio tra di noi, e ha fatto vedere la gloria, la presenza schiacciante di Dio agli uomini. La gloria che abitava nella tenda dell’esodo (Es 40,34-38), che abitava nel tempio (1 Re 8,10), ora abita nella carne del Figlio di Dio. È una vera epifania. La shekinah diventa visibile, perché la shekinah è Cristo, luogo della presenza e della gloria divina. C’è chi ha visto la gloria di Dio: l’Unigenito pieno di grazia e di verità; lui viene a rivelarci il volto del Padre, l’unico che può farlo perché è nel seno del Padre. Da questa pienezza di vita ha origine la nuova creazione. Mosè ha dato la legge, Cristo dà la grazia e la verità, l’amore e la fedeltà. Nel Figlio si può contemplare Dio senza morire perché chi vede il Figlio vede il Padre: Gesù è l’esegesi, la narrazione della vita divina. E il luogo di rivelazione è la sua carne. Ecco perché Giovanni dirà nel compimento dell’ora: «Noi abbiamo visto la sua gloria» (Gv 1, 14), dove per “ora della glorificazione” non si vedono altro che tenebre. La luce è nascosta nel suo dare la vita per amore degli uomini, nell’amore fino alla fine, senza tirarsi indietro, rispettando la libertà dell’uomo di crocifiggere l’Autore della vita. Dio è glorificato nel momento della passione: un amore compiuto, definitivo, senza limiti, un amore dimostrato fino alle estreme conseguenze. È il mistero della luce che si fa strada nelle tenebre, sì perché l’amore ama l’oscurità della notte: quando la vita si fa più intima e le proprie parole muoiono per vivere nel respiro delle parole della persona amata la luce è nell’amore che illumina quell’ora di espropriazione, ora in cui si perde se stessi per ritrovarsi restituiti nell’abbraccio della vita. 4. PREGHIERA Deponi, o Gerusalemme, 5. CONTEMPLAZIONE Padre della luce, vengo a te con tutto il grido del mio esistere. Dopo passi di bene e scivolamenti nel male arrivo a capire, perché ne faccio esperienza, che da solo non esisto se non nel buio delle tenebre. Senza la tua luce non vedo nulla. Sei tu infatti la fonte della vita, tu, Sole di giustizia, che apri i miei occhi, tu la via che conduce al Padre. Oggi sei venuto tra noi, Parola eterna, come luce che continua ad attraversare le pagine della storia per offrire agli uomini i doni della grazia e della letizia nel deserto della carestia e dell’assenza: il pane e il vino del tuo Nome santo che nell’ora della croce diventeranno il segno visibile dell’amore consumato ci fanno nascere con te da quel grembo fecondo che è la Chiesa, la culla della tua vita per noi. Come Maria vogliamo restarti accanto per imparare ad essere come lei, pieni della grazia dell’Altissimo. E quando le nostre tende accoglieranno la nube dello Spirito nel fulgore di una parola pronunciata ancora carpiremo la Gloria del tuo Volto e benediremo in un silenzio adorante senza più ritrosie la Bellezza dell’essere una sola cosa con te, Verbo del Dio vivente. |
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