4º Domenica di Quaresima (A)
Un cieco incontra la luce
Gli occhi si aprono convivendo con Gesù
Giovanni 9,1-41
1. Orazione iniziale
Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la
Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l’hai letta Tu per i discepoli
sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia,
Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti
della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere
la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di
risurrezione.
Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e
nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei
poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come
i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua
risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi
come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo
a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato
lo Spirito. Amen.
2. Lettura
a) Chiave di lettura:
Il testo del Vangelo di questa quarta domenica di quaresima
ci invita a meditare la storia della guarigione di un cieco nato. E’
un testo ridotto, ma molto vivo. Abbiamo qui un esempio concreto di
come il Quarto Vangelo rivela il senso profondo nascosto nei fatti della
vita di Gesù. La storia della guarigione del cieco ci aiuta ad aprire
gli occhi sull’immagine di Gesù che ognuno di noi porta in sé. Molte
volte, nella nostra testa, c’è un Gesù che sembra un re glorioso, distante
dalla vita del popolo! Nei Vangeli, Gesù appare come un Servo dei poveri,
amico dei peccatori. L’immagine del Messia-Re, che avevano in mente
i farisei ci impediva di riconoscere in Gesù il Messia-Servo. Durante
la lettura, cerchiamo di prestare attenzione a due cose: (i) nel modo
esperto e libero con cui il cieco reagisce davanti alle provocazioni
delle autorità, e (ii) nel modo in cui lui stesso, il cieco, apre gli
occhi rispetto a Gesù.
b) Una divisione del testo per aiutarne la lettura:
Giovanni 9,1-5: La cecità dinanzi al male che esiste
nel mondo
Giovanni 9,6-7: Il segnale dell’ “Inviato di Dio” che provocherà diverse
reazioni
Giovanni 9,8-13: La reazione dei vicini
Giovanni 9,14-17: La reazione dei farisei
Giovanni 9,18-23: La reazione dei genitori
Giovanni 9,24-34: La sentenza finale dei farisei
Giovanni 9,35-38: L’atteggiamento finale del cieco nato
Giovanni 9,39-41: Una riflessione conclusiva
c) Il testo:
1Passando
vide un uomo cieco dalla nascita 2e i suoi discepoli
lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché
egli nascesse cieco?». 3Rispose Gesù: «Né lui ha peccato
né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere
di Dio. 4Dobbiamo compiere le opere di colui che mi
ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può più
operare. 5Finché sono nel mondo, sono la luce del
mondo».
6Detto questo sputò per terra, fece del fango con
la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco 7e
gli disse: «Và a lavarti nella piscina di Sìloe (che significa Inviato)».
Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
8Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima,
poiché era un mendicante, dicevano: «Non è egli quello che stava seduto
a chiedere l'elemosina?». 9Alcuni dicevano: «E' lui»;
altri dicevano: «No, ma gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!».
10Allora gli chiesero: «Come dunque ti furono aperti
gli occhi?». 11Egli rispose: «Quell'uomo che si chiama
Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: Và
a Sìloe e lavati! Io sono andato e, dopo essermi lavato, ho acquistato
la vista». 12Gli dissero: «Dov'è questo tale?». Rispose:
«Non lo so». 13Intanto condussero dai farisei quello
che era stato cieco:
14era infatti sabato il giorno in cui Gesù aveva fatto
del fango e gli aveva aperto gli occhi. 15Anche i
farisei dunque gli chiesero di nuovo come avesse acquistato la vista.
Ed egli disse loro: «Mi ha posto del fango sopra gli occhi, mi sono
lavato e ci vedo». 16Allora alcuni dei farisei dicevano:
«Quest'uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri dicevano:
«Come può un peccatore compiere tali prodigi?». E c'era dissenso tra
di loro. 17Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu che
dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose:
«E' un profeta!».
18Ma i Giudei non vollero credere di lui che era stato
cieco e aveva acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori
di colui che aveva ricuperato la vista. 19E li interrogarono:
«E' questo il vostro figlio, che voi dite esser nato cieco? Come mai
ora ci vede?». 20I genitori risposero: «Sappiamo che
questo è il nostro figlio e che è nato cieco; 21come
poi ora ci veda, non lo sappiamo, né sappiamo chi gli ha aperto gli
occhi; chiedetelo a lui, ha l'età, parlerà lui di se stesso». 22Questo
dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i
Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come
il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. 23Per questo
i suoi genitori dissero: «Ha l'età, chiedetelo a lui!».
24Allora chiamarono di nuovo l'uomo che era stato
cieco e gli dissero: «Dà gloria a Dio! Noi sappiamo che quest'uomo è
un peccatore». 25Quegli rispose: «Se sia un peccatore,
non lo so; una cosa so: prima ero cieco e ora ci vedo». 26Allora
gli dissero di nuovo: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?».
27Rispose loro: «Ve l'ho già detto e non mi avete
ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche
voi suoi discepoli?». 28Allora lo insultarono e gli
dissero: «Tu sei suo discepolo, noi siamo discepoli di Mosè! 29Noi
sappiamo infatti che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di
dove sia». 30Rispose loro quell'uomo: «Proprio questo
è strano, che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi.
31Ora, noi sappiamo che Dio non ascolta i peccatori,
ma se uno è timorato di Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. 32Da
che mondo è mondo, non s'è mai sentito dire che uno abbia aperto gli
occhi a un cieco nato. 33Se costui non fosse da Dio,
non avrebbe potuto far nulla». 34Gli replicarono:
«Sei nato tutto nei peccati e vuoi insegnare a noi?». E lo cacciarono
fuori.
35Gesù seppe che l'avevano cacciato fuori, e incontratolo
gli disse: «Tu credi nel Figlio dell'uomo?». 36Egli
rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». 37Gli
disse Gesù: «Tu l'hai visto: colui che parla con te è proprio lui».
38Ed egli disse: «Io credo, Signore!». E gli si prostrò
innanzi.
39Gesù allora disse: «Io sono venuto in questo mondo
per giudicare, perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono
diventino ciechi». 40Alcuni dei farisei che erano
con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo forse ciechi anche
noi?». 41Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non
avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato
rimane».
3. Momento di silenzio orante
perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare
la nostra vita.
4. Alcune domande
per aiutarci nella meditazione e nella orazione.
a) Quale è la parte di questo testo che mi ha maggiormente colpito?
Perché?
b) Dice il proverbio popolare: “Non c’è peggior cieco di colui che non
vuol vedere!” Come appare questo nella conversazione tra il cieco ed
i farisei?
c) Quali sono i titoli che Gesù riceve nel testo? Da chi li riceve?
Cosa significano?
d) Quale è il titolo che più mi attira? Perché? Ossia, quale è l’immagine
di Gesù che ho in testa e che porto nel cuore? Da dove viene questa
immagine?
e) Come pulire gli occhi per arrivare al vero Gesù dei Vangeli?
5. Per coloro che desiderano
approfondire maggiormente il testo
a) Contesto in cui fu scritto il Vangelo di Giovanni:
Meditando la storia della guarigione del cieco, è bene
ricordare il contesto delle comunità cristiane in Asia Minore verso
la fine del primo secolo, per le quali è stato scritto il Vangelo di
Giovanni e che si identificavano con il cieco e con la sua guarigione.
Loro stesse, a causa di una visione legalista della Legge di Dio, erano
cieche fin dalla nascita. Ma, come avvenne per il cieco, anche loro
riuscirono a vedere la presenza di Dio nella persona di Gesù di Nazaret
e si convertirono. E’ stato un processo doloroso! Nella descrizione
delle tappe e dei conflitti della guarigione del cieco, l’autore del
Quarto Vangelo evoca il percorso spirituale delle comunità, dalla oscurità
della cecità fino alla piena luce della fede illuminata da Gesù.
b) Commento del testo:
Giovanni 9,1-5: La cecità davanti al male che esiste
nel mondo
Vedendo il cieco i discepoli chiedono: “Rabbì, chi ha peccato lui
o i suoi genitori perché egli nascesse cieco?” In quella epoca, un difetto
fisico o una malattia era considerata un castigo di Dio. Associare i
difetti fisici al peccato era un modo con cui i sacerdoti dell’Antica
Alleanza mantenevano il loro potere sulla coscienza del popolo. Gesù
aiuta i discepoli a correggere le loro idee: “Né lui ha peccato né i
suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di
Dio!” Opera di Dio è lo stesso che Segnale di Dio. Quindi,
ciò che in quella epoca era segnale di assenza di Dio, sarà segnale
della sua presenza luminosa in mezzo a noi. Gesù dice: “Dobbiamo compiere
le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte,
quando nessuno può operare. Finché sono nel mondo, sono la luce del
mondo.” Il Giorno dei segnali comincia a manifestarsi
quando Gesù, “il terzo giorno” (Gv 2,1), realizza il “primo segnale”
a Cana (Gv 2,11). Ma il Giorno sta per terminare. La notte sta per giungere,
poiché siamo già al “settimo giorno”, il sabato, e la guarigione del
cieco è già il sesto segnale (Gv 9,14). La Notte è la
morte di Gesù. Il settimo segnale sarà la vittoria sulla morte nella
risurrezione di Lazzaro (Gv 11). Nel vangelo di Giovanni ci sono solo
sette segnali, miracoli, che annunciano il grande segnale che è la Morte
e la Risurrezione di Gesù.
Giovanni 9,6-7. Il segnale di “Inviato di Gesù”
che produce diverse reazioni
Gesù sputa per terra, fa del fango con la saliva, spalma il fango
sugli occhi del cieco e gli chiede di lavarsi nella piscina di Siloè.
L’uomo va e ritorna guarito. E’ questo il segnale! Giovanni commenta
dicendo che Siloè significa inviato. Gesù è l’Inviato
del Padre che realizza le opere di Dio, i segnali del Padri.
Il segnale di questo ‘invio’ è che il cieco comincia a vedere.
Giovanni 9,8-13: La prima reazione: quella dei vicini
Il cieco è molto conosciuto. I vicini rimangono dubbiosi: “Sarà
proprio lui? E si chiedono: “Com’è che si aprirono i suoi occhi?” Colui
che prima era cieco, testimonia: “Quell’Uomo che si chiama Gesù
mi ha aperto gli occhi”. Il fondamento della fede in Gesù è accettare
che lui è un essere umano come noi. I vicini si chiedono: “Dov’è?” -
“Non lo so!” Loro non rimangono soddisfatti con la risposta del cieco
e, per chiarire il tutto, portano l’uomo dinanzi ai farisei, le autorità
religiose.
Giovanni 9,14-17: La seconda reazione: quella dei
farisei
Quel giorno era un sabato ed il giorno del sabato era proibito curare.
Interrogato dai farisei, l’uomo racconta di nuovo tutto. Alcuni farisei,
ciechi nella loro osservanza della legge, commentano: “Questo uomo non
viene da Dio, perché non osserva il sabato!” E non riuscivano ad ammettere
che Gesù potesse essere un segnale di Dio, perché guariscono il cieco
un sabato. Ma altri farisei, interpellati dal segnale, rispondono: “Come
può un peccatore compiere tali prodigi?” Erano divisi tra loro! E chiesero
al cieco: “Tu che dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?”
E lui dà la sua testimonianza: “E’ un Profeta!”
Giovanni 9,18-23: La terza reazione: quella dei
genitori
I farisei, ora chiamati giudei, non credevano che fosse stato
cieco. Pensavano che si trattasse di un inganno. Per questo mandarono
a chiamare i genitori e chiesero loro: “E’ questo il vostro figlio che
voi dite di esser nato cieco? Come mai ora ci vede?” Con molta cautela
i genitori risposero: “Sappiamo che questo è il nostro figlio e che
è nato cieco; come poi ora ci veda, non lo sappiamo, né sappiamo chi
gli ha aperto gli occhi. Chiedetelo a lui, ha l’età, parlerà lui stesso!”
La cecità dei farisei dinanzi all’evidenza della guarigione produce
timore tra la gente. E colui che professava di avere fede in Gesù Messia
era espulso dalla sinagoga. La conversazione con i genitori del
cieco rivela la verità, ma le autorità religiose si negano ad accettarla.
La loro cecità è maggiore che l’evidenza dei fatti. Loro, che tanto
insistevano nell’osservanza della legge, ora non vogliono accettare
la legge che dichiara valida la testimonianza di due persone (Gv 8,17).
Giovanni 9,24-34: La sentenza finale dei farisei
rispetto a Gesù
Chiamano di nuovo il cieco e dicono: “Dà gloria a Dio. Noi sappiamo
che questo uomo è un peccatore.” In questo caso: “dare gloria a Dio”
significava: “Chiedi perdono per la menzogna che hai appena detto!”
Il cieco aveva detto: “E’ un profeta!” Secondo i farisei avrebbe dovuto
dire: “E’ un peccatore!” Ma il cieco è intelligente. E risponde: “Se
sia un peccatore non lo so; una cosa so: prima ero cieco e ora ci vedo!”
Contro questo fatto non ci sono argomenti! Di nuovo i farisei chiedono:
“Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?” Il cieco risponde
con ironia: “Ve l’ho già detto. Volete forse diventare anche voi suoi
discepoli?” Allora lo insultarono e gli dissero: “Tu sei suo discepolo,
noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo infatti che a Mosè ha parlato
Dio; ma costui non sappiamo di dove sia”. Con fine ironia, di nuovo
il cieco risponde: “Proprio questo è strano! Che voi non sapete di dove
sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Se costui non fosse da Dio, non
avrebbe potuto far nulla”. Dinanzi alla cecità dei farisei, cresce nel
cieco la luce della fede. Lui non accetta il raziocinio dei farisei
e confessa che Gesù viene dal Padre. Questa professione di fede
gli causa l’espulsione dalla sinagoga. Lo stesso succedeva nelle comunità
cristiane della fine del primo secolo. Colui che professava la fede
in Gesù doveva rompere qualsiasi legame familiare e comunitario. Così
succede anche oggi: colui o colei che decide di essere fedele a Gesù
corre il pericolo di essere escluso.
Giovanni 9,35-38: L’atteggiamento di fede del cieco
dinanzi a Gesù
Gesù non abbandona colui per cui è perseguitato. Quando viene messo
al corrente dell’espulsione, ed incontrandosi con l’uomo, lo aiuta a
dare un altro passo, invitandolo ad assumere la sua fede e gli chiede:
“Tu credi nel Figlio dell’Uomo?” E lui gli risponde: “E
chi è, Signore, perché io creda in lui?” Gli disse Gesù: “Tu l’hai visto:
colui che parla con te è proprio lui”. Il cieco esclama: “Credo, Signore!”
E gli si prostra dinanzi. L’atteggiamento di fede del cieco davanti
a Gesù è di assoluta fiducia e di totale accettazione. Accetta tutto
da Gesù. Ed è questa la fede che sostentava le comunità cristiane dell’Asia
verso la fine del primo secolo, e che ci sostiene fino ad oggi.
Giovanni 9,39-41: Una riflessione finale
Il cieco che non vedeva, finisce vedendo meglio dei farisei. Le
comunità dell’Asia Minore che prima erano cieche, scoprono la luce.
I farisei che pensavano di vedere correttamente, sono più ciechi del
cieco nato. Intrappolati nella vecchia osservanza, mentono quando dicono
di vedere. Non c’è peggior cieco di colui che non vuole vedere!
c) Allargando la visione:
I Nomi ed i Titoli che Gesù riceve
Lungo la narrazione della guarigione del cieco, l’evangelista
registra vari titoli, aggettivi e nomi, che Gesù riceve dalle più svariate
persone: dai discepoli, dall’evangelista stesso, dal cieco, dai farisei,
da lui stesso. Questo modo di descrivere i fatti della vita di Gesù
fa parte della catechesi dell’epoca. Era una forma di aiutare le persone
a chiarire le proprie idee rispetto a Gesù ed a definirsi dinanzi a
lui. Ecco alcuni di questi nomi, aggettivi e titoli. L’elenco indica
la crescita del cieco nella fede e come si chiarisce la sua visione.
* Rabbì (maestro) (Gv. 9,1): i discepoli
* Luce del mondo (Gv 9,5): Gesù
* Inviato (Gv 9,7): l’Evangelista
* Uomo (Gv 9,11): il cieco guarito
* Gesù: (Gv 9,11): il cieco guarito
* Non viene da Dio (Gv 9,16): alcuni farisei
* Profeta (Gv 9,17): il cieco guarito
* Cristo (Gv 9,22): il popolo
* Peccatore (Gv 9,24): alcuni farisei
* Non sappiamo di dove sia (Gv 9,31): il cieco guarito
* Religioso (Gv 9,31): il cieco guarito
* Fa la volontà di Dio (Gv 9,31): il cieco guarito
* Figlio dell’uomo (Gv 9,35): Gesù
* Signore (Gv 9,36): il cieco guarito
* Credo, Signore! (Gv 9,38): il cieco guarito
- Il Nome: “Io SONO”
Per rivelare il significato profondo della guarigione
del cieco, il Quarto Vangelo ricorda la frase di Gesù: “Io sono la
luce del mondo” (Gv 9,5). In diversi altri luoghi, in risposta alle
domande che le persone pongono fino ad oggi rispetto a Gesù: “Chi sei
tu?” (Gv 8,25) o “Chi pretendi di essere?” (Gv 8,53), il vangelo di
Giovanni ripete questa stessa affermazione “IO SONO”:
* Io sono il pane di vita (Gv 6,34-48)
* Io sono il pane vivo disceso dal cielo (Gv 6,51)
* Io sono la luce del mondo (Gv 8,12; 9,5)
* Io sono la porta (Gv 10, 7.9)
* Io sono il buon pastore (Gv 10,11,25)
* Io sono la risurrezione e la vita (Gv 11,25)
* Io sono il cammino, la verità e la vita (Gv 14,6)
* Io sono la vite (Gv 15,1)
* Io sono re (Gv 18,37)
* Io sono (Gv 8,24.27.58)
Questa auto-rivelazione di Gesù raggiunge il suo culmine nella conversazione
con i giudei, in cui Gesù afferma: “Quando avrete innalzato il Figlio
dell’uomo, allora saprete che Io Sono” (Gv 8,27). Il nome Io
sono è lo stesso che Yavé, nome che Dio assunse nell’esodo,
espressione della sua presenza liberatrice tra Gesù ed il Padre (Ex
3,15). La ripetuta affermazione IO SONO rivela la profonda identità
tra Gesù ed il Padre. Il volto di Dio rifulge in Gesù di Nazaret: “Chi
vede me, vede il Padre!” (Gv 14,9)
6. Preghiera:
Salmo 117 (116)
Un riassunto della bibbia in una preghiera
Alleluia.
Lodate il Signore, popoli tutti,
voi tutte, nazioni, dategli gloria;
perché forte è il suo amore per noi
e la fedeltà del Signore dura in eterno.
7. Orazione Finale
Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che
ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito
illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello
che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa che noi, come Maria, tua Madre,
possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola. Tu che vivi
e regni con il Padre nell’unità dello Spirito Santo, nei secoli dei
secoli. Amen.
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