| |
3ª Domenica del tempo ordinario (C)Gesù presenta il programma della sua missione 1. Orazione iniziale 2. Lectio a) Il testo: b) Commento: c) Momento di silenzio: a) Alcune domande: b) Chiave di lettura: Contestualizzazione storica L’episodio della sinagoga di Nazareth è incluso in una cornice programmatica che fa poi da chiave di lettura per ciò che avverrà nel corso del vangelo lucano. L’aggancio al profeta Isaia è fondamentale perché si rivela la continuità della storia umana di Dio. L’evolversi dei gesti compiuti da Gesù, messi in parallelo, “Si alzò e aprì il rotolo” (v.17), “chiuse il rotolo e sedette” (v.20), dà alla narrazione un carattere liturgico, usuale ma nuovo al tempo stesso. Contestualizzazione letteraria L’episodio non ha preciso riscontro nei sinottici. La visita di Gesù a Nazareth in Matteo 13,53-58 e in Marco 6,1-6a è limitata all’interrogativo circa la provenienza di Gesù e al rifiuto. Non c’è descrizione del rito nella sinagoga né delle parole dette da Gesù a interpretazione e attualizzazione della Parola sacra. La concordanza è, al di là della diversità dei contesti, nel rifiuto di Gesù da parte dei Nazaretani. Genere letterario Si può riconoscere nel brano una piccola unità letteraria. L’intervento redazionale lucano che parte da dati tradizionali segue un intento proprio. Il disegno unitario delle due parti dimostra chiarezza all’interno e delimitazione accurata all’esterno. Per Luca sono inseparabili le aree di domanda: Chi è Gesù? e A chi è destinata la sua opera? È molto forte il rapporto tra parola e azione, azione drammatica di un annuncio che si attua nella vita. L’episodio intende introdurre il ministero pubblico di Gesù quasi abilitandolo a quell’attività nei confini della sua appartenenza a Israele. Lo Spirito sceso abbondantemente su Gesù: alla nascita (1,35), al battesimo (3,22), durante la tentazione (4,1) e all’inizio della sua missione (4,14) è lo Spirito di cui parla Isaia (v.18) che esplicita l’azione di Dio. Un’azione che non ha confini etnici e non cerca notorietà, ma si volge a quanti sono bisognosi di salvezza: poveri, prigionieri, ciechi, oppressi per inaugurare il tempo di grazia del Signore. Il profeta inviato da Dio è libero da ogni pretesa limitante e obbligante. Da un culto sinagogale incapace di accogliere la Parola antica che si compie nell’oggi si passa al culto della sequela nelle strade del mondo. Gesù se ne va, segue la sua strada che da Gerusalemme lo condurrà fino agli estremi confini della terra attraverso l’evangelizzazione dei suoi. Analisi dettagliata del testo Analizzando in maniera dettagliata i versetti del testo in esame emergono delle peculiarità notevoli che inquadrate nel contesto storico fanno del quadro della sinagoga di Nazareth una sintesi del vangelo quanto a contenuti ed eventi. v.16: La sinagoga risulta essere luogo frequentato da Gesù. Qui fin dai primi anni dell’età adulta egli ha ascoltato la Parola di Dio e l’ha interpretata secondo la tradizione viva del popolo. Significativo il fatto che Gesù vada a cercare i centri di culto. Ogni ebreo adulto poteva prendere parola, i capi della sinagoga generalmente affidavano questo compito a coloro che fossero esperti nelle Scritture. Il fatto che Gesù si alzi per leggere indica che era abituale per lui il farlo come gli era abituale di sabato andare nella sinagoga. L’inciso: “secondo il suo solito” dà molta forza al versetto quasi a premettere che chi legge e parla non è uno qualunque, ma un figlio di Israele esperto nella lettura e interpretazione della Torah e dei Profeti. La fede cristiana nasce quindi da rappresentanti fedeli del popolo d’Israele nei quali l’attesa è giunta a maturazione. Tutti i personaggi di Luca sono autentici israeliti: Zaccaria, Elisabetta e Giovanni, Maria, Giuseppe e Gesù, gli apostoli e poi negli Atti, Paolo. È “un solito” che porta con sé un qualcosa di nuovo. La sinagoga è il luogo da cui parte l’annuncio per estendersi alle città di Giuda e di Galilea, a tutto Israele e fino agli estremi confini della terra. vv. 17-19: Gesù trova il passo di Isaia 61,1-2 che probabilmente si riferisce alla consacrazione di un profeta (cfr 1 Re 19,16). Luca elimina dalla citazione di Isaia la fine minacciosa perché non interessa al suo scopo: sottolineare che l’insegnamento di Gesù prende il via dalla Scrittura (17-19; 25-27) e la rende attuale nella sua Persona. Le parole di Isaia sulle sue labbra acquistano pieno significato e riassumono la sua missione: pieno di Spirito (cfr 4,1), unto del Signore, è inviato ad annunciare ai poveri un lieto messaggio, la liberazione ai prigionieri e agli oppressi, la vista ai ciechi, a predicare il tempo di grazia del Signore. v. 20: La descrizione dettagliata dei gesti evidenzia quello che sta per avvenire. Gesù parla seduto, la posizione tipica di chi insegna. Gli occhi fissi su di lui preparano all’importanza di ciò che Gesù sta per dire. Un’omelia breve la sua, ma sconvolgente. Il movimento caratterizza questo brano di Luca. Gesù venne, entrò, si alzò, sedette, passò fra loro, se ne andò. Anche i nazaretani si alzano ma per cacciarlo. Il contrasto è netto. Gesù si alza per leggere, gli uomini si alzano per allontanarlo. L’attesa descritta in questo versetto: “Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui” degenera nel rifiuto. Il problema non sta nell’annuncio, già conosciuto e fonte di speranza per i pii israeliti, ma nell’annunciatore che lo fa suo. v. 21: Gesù non commenta le parole di Isaia, ma le attualizza. La sua è parola evento –rhêma - (At 10,37), una parola che è già salvezza. La profezia diventa viva, è in atto. L’interpretazione di Gesù supera ogni aspettativa. Nella Parola è presente l’oggi, quell’oggi tipico dell’evangelista che è l’oggi della salvezza, l’oggi dell’adempimento in corrispondenza con l’udito (cfr Rom 10,17). È essenziale per Luca è l’ascolto. E la realizzazione delle promesse antiche che si ripete in tutta l’opera lucana (Lc 9,51; At 2,1; 19,21) è per coloro che ascoltano: gli anawin, i poveri, gli oppressi, i preferiti di Jhwh (Is 11,4;29,19) e ora i preferiti di Gesù (Mt 11,28). c) Riflessione: Esempio di attualizzazione è l’esegesi fatta da Gesù stesso su Is 61 che rivela il messianismo presente e il ricorso a passi della Scrittura per illuminare la situazione attuale. Autorevolezza creativa quella di Cristo che chiede all’uomo di adeguare la propria vita al messaggio, accettando l’Unto di Dio e rinunciando alla presunzione di ridurlo alla sua dimensione. Questa prospettiva pragmatica è la chiave per l’attualizzazione in ogni tempo: l’oggi della salvezza risuona lì dove arriva la predicazione. Come anche l’accoglienza e l’impegno. 4. Oratio Salmo 2, 6-9 «Io l'ho costituito mio sovrano 5. Contemplatio Oggi: parola chiave nella mia vita di ogni giorno. In questo oggi si adempie la Scrittura. In questo oggi il Cristo entra nella sinagoga delle mie convinzioni per proclamare un lieto messaggio alle povertà del mio pensiero, ai sentimenti prigionieri di quel desiderio infranto sulle rovine di un grigio quotidiano trascinato di ora in ora, al mio sguardo offuscato dal mio orizzonte troppo ravvicinato. Un anno di grazia, di ritorno, di benedizione. Signore, che il mio oggi sia il tuo perché nessuna tua parola possa cadere invano nella mia vita ma tutte possano realizzarsi come chicchi di grano nel solco gelido del passato, capaci di germogliare ai primi venti di primavera. |
Precedente
| Su
| Successiva
| Le Novità
| Mappa del Sito
| Home Page
|