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Domenica di Pentecoste (C)La promessa del Consolatore. Lo Spirito Santo, 1. Orazione iniziale 2. Lettura a) Per inserire il brano nel suo contesto: Questi pochi versetti, fra l’altro neanche continui, sono come alcune gocce d’acqua tolte all’oceano; infatti essi fanno parte di quel lungo e grandioso discorso del Vangelo di Giovanni, che va da 13, 31 a tutto il capitolo 17. Dall’inizio alla fine di questa unità discorsiva, profondissima e inscindibile, è trattato un solo unico tema e cioè l’«andare di Gesù», che appare anche come inclusione, in 13, 33: “Ancora per poco sono con voi, dove vado io, non potete venire” e in 16, 28: “Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre” e ancora in 17, 13: “Ma ora io vengo a te, o Padre”. L’andare di Gesù verso il Padre porta con sé anche il significato del nostro andare, del nostro percorso esistenziale e di fede in questo mondo; è qui che noi impariamo a seguire Gesù, ad ascoltarlo, a vivere come Lui. E’ qui che ci viene offerta la rivelazione più completa di Gesù nel mistero della Trinità, come anche la rivelazione sulla vita cristiana, la sua potenza, i suoi compiti, la sua gioia e il suo dolore, la sua speranza e la sua lotta. Penetrando queste parole, noi possiamo trovare la verità del Signore Gesù e di noi stessi davanti a Lui, in Lui. b) Per aiutare nella lettura del brano: vv. 15-16: Gesù rivela che l’osservanza dei comandamenti non è sforzo di costrizione, ma frutto dolce, che nasce dall’amore del discepolo verso di Lui. A questa obbedienza amorosa è legata la preghiera onnipotente di Gesù per noi. Il Signore promette la venuta di un altro Consolatore, mandato dal Padre, che rimarrà sempre con noi per sconfiggere definitivamente ogni nostra solitudine. c) Il testo:
Offriamo una traduzione un po’ più letterale dal greco, che forse può aiutare a un contatto più intimo e profondo con Gesù, che parla e con la Trinità, di cui Egli parla. 15Se amate me, i comandamenti i miei custodirete 16e io pregherò il Padre e un altro Consolatore darà a voi, affinché con voi per sempre sia. 3. Un momento di silenzio orante Chiedo al silenzio che mi raccolga, che riunisca tutto il mio essere nel suo grembo, perché io sia portato, nel soffio dell’amore, davanti a Gesù, davanti al Padre e allo Spirito e da lì io possa entrare nella Trinità, in questa comunione d’amore, che mi crea e mi ricrea ogni giorno. 4. Alcune domande Entro alla scuola del Maestro, lo Spirito Santo, mi siedo ai suoi piedi e mi lascio da Lui interrogare; apro il mio cuore, non ho paura, perché Lui istruisce, ma consola, ammonisce, ma fa crescere. Lui è l’Amore, è la Luce, il Fuoco, l’Acqua viva per la mia sete; è il vento impetuoso che spalanca le porte del mio egoismo e fa crollare i muri della mia autosufficienza, della mia sicurezza arrogante e stolta. a) “Se mi amate”. Il mio rapporto con il Signore Gesù è un rapporto d’amore, oppure no? C’è spazio, nel mio cuore, per Lui? Mi guardo dentro con sincerità e mi chiedo: “Dov’è l’amore, nella mia vita, se ce n’è?”; penso ai miei rapporti, alle mie relazioni, anche alle più importanti, a quelli irrinunciabili, a cui tengo di più: “Sono relazioni costruite sull’amore, su un amore vero, forte, che ha radici profonde, capaci di sfidare anche le siccità, le durezze più ardue dei terreni? Ho davvero il coraggio di amare e amare senza vergogna, con tenerezza, coi gesti, con le parole?” E se mi accorgo che dentro di me non c’è amore, o ce n’è solo poco, provo a interrogarmi: “Cos’è che mi blocca, che mi tiene il cuore chiuso, imprigionato, rendendolo, così, triste e solo?” 5. Una chiave di lettura In questo momento cerco di entrare ancor più profondamente in queste Parole così intense e ricche, inesauribili, per luce, calore, nutrimento. Mi accosto ad ognuno dei personaggi presenti in queste righe, mi metto in ascolto, in preghiera, in meditazione - ruminazione, in contemplazione… Il volto del Padre: Gesù dice: “Io pregherò il Padre” (v. 16) e toglie un po’ il velo al mistero della preghiera: essa è la via che conduce al Padre. Per giungere al Padre, ci è donato il cammino della preghiera; come Gesù vive il suo rapporto col Padre attraverso la preghiera, così anche noi. Percorro le pagine dei Vangeli e mi faccio ricercatore attento di qualche indizio riguardo a questo segreto d’amore tra Gesù e il Padre suo, perché entrando in quel rapporto, anch’io posso sempre più conoscere Dio, il Padre mio. “E un altro Consolatore darà a voi”. Il Padre è colui che dona a noi il Consolatore. Questo dono è preceduto dall’atto di amore del Padre, che sa che noi abbiamo bisogno di consolazione: Lui ha visto la mia miseria in Egitto e ha udito il mio grido, Lui conosce infatti le mie sofferenze e vede le oppressioni che mi tormentano (cfr. Es 3, 7-9); nulla sfugge al suo amore infinito per me. Per tutto questo, Egli ci dona il Consolatore. Il Padre è il Donatore: tutto ci viene da Lui e da nessun altro. “Il padre mio lo amerà” (v. 24). Il Padre è l’Amante, che ama di amore eterno, assoluto, inviolabile, incancellabile. Come dice Isaia, come dice Geremia e tutti i profeti (cfr. Ger 31, 3; Is 43, 4; 54, 8; Os 2, 21; 11, 1). “Verso di lui verremo”. Il Padre è unito al Figlio suo Gesù, è una cosa sola con Lui e con Lui viene verso ogni uomo, dentro ogni uomo. Si sposta, esce, si piega e cammina verso di noi. Spinto da un amore folle e inspiegabile, Lui ci raggiunge. “E faremo dimora presso di lui”. Il Padre costruisce la sua casa in noi; fa di noi, di me, della mia esistenza, di tutto il mio essere, la sua dimora. Lui viene e non se ne va, ma fedelmente rimane. Il volto del Figlio: “Se voi amate me…” (v. 15); “Se qualcuno ama me…” (v. 23). Gesù entra in rapporto con me in modo unico e personale, faccia a faccia, cuore a cuore, anima ad anima; mi propone un legame intenso, unico, irripetibile e mi unisce a Sé tramite l’amore, se io lo voglio. Pone sempre il “se” e dice, chiamandomi per nome: “Se vuoi…”. L’unica via che Lui continuamente percorre per raggiungermi, è quella dell’amore; infatti noto che i pronomi “voi” e “qualcuno” sono collegati al “me” dal verbo “amare” e da nessun altro verbo. “Io pregherò il Padre” (v. 16). Gesù è l’orante, che vive della preghiera e per la preghiera; tutta la sua vita è stata ricolmata dalla preghiera, era preghiera. Egli è il sommo ed eterno sacerdote, che intercede per noi e offre preghiere e suppliche, accompagnate dalle lacrime (cfr. Eb 5, 7), per la nostra salvezza; “egli, infatti, può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si accostano a Dio, essendo egli sempre vivo per intercedere a loro favore” (Eb 7, 25). “Se qualcuno mi ama, la parola mia custodirà” (v. 23); “Chi non mi ama, non custodisce le mie parole” (v. 24). Gesù mi offre la sua Parola, me la dà in consegna, perché io me ne prenda cura e la custodisca, la deponga nel tesoro del mio cuore e lì la riscaldi, la vegli, la contempli, la ascolti e, così facendo, la faccia fruttificare. La sua Parola è un seme; è la perla più preziosa di tutte, per la quale vale la pena vendere ogni altra ricchezza; è il tesoro nascosto nel campo, per il quale si scava, senza badare alla fatica; è il fuoco, che ci fa ardere il cuore nel petto; è la lampada, che ci permette di aver luce per i nostri passi, anche nella notte più buia. L’amore alla Parola di Gesù si identifica con il mio amore per Gesù stesso, per tutta la sua persona, perché, in definitiva, è Lui la Parola, il Verbo. E perciò qui, in queste parole, Gesù mi sta gridando al cuore che è Lui che io devo custodire! Signore Gesù, Parola di Salvezza, Parola del Padre mio, mia unica Parola di Vita; certo, io ti custodirò! Ti stringerò a me, come una preda e non ti lascerò andare! Farò come Maria, la Vergine santa, che custodiva nel suo cuore ogni tua Parola e se la portava sempre più vicino, confrontando ogni cosa con essa (cfr. Lc 2, 19. 51). Il volto dello Spirito Santo: “Il Padre vi darà un altro Consolatore” (v. 16). Lo Spirito Santo ci è dato dal Padre; è il “buon regalo e il dono perfetto, che viene dall’alto e che discende fino a noi” (Gc 1, 17). Egli è “un altro Consolatore” rispetto a Gesù, che se ne va e viene per non lasciarci soli, abbandonati. Mentre sono nel mondo, io non sono sconsolato, ma sono confortato dalla presenza dello Spirito Santo, che non è una consolazione soltanto, ma è molto di più: è una persona viva e vivente accanto a me, sempre. Questa presenza, questa compagnia è capace di darmi gioia, la gioia vera; infatti, dice Paolo: “Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace…” (Gal 5, 22; cfr. anche Rm 14, 17). “perché rimanga con voi per sempre”. Lo Spirito è in mezzo a noi, è con me, così come Gesù era con i suoi discepoli. La sua venuta si attua in una presenza fisica, personale; io non lo vedo, ma so che c’è e non mi lascia, non se ne va. Lo Spirito rimane per sempre e vive con me, in me, senza una limitazione di tempo o di spazi; così Lui è il Consolatore. “Vi insegnerà ogni cosa” (v. 26). Lo Spirito santo è il Maestro, colui che apre la via alla conoscenza, all’esperienza; nessuno fuori di Lui può guidarmi, plasmarmi, darmi forma nuova. La sua scuola non è per raggiungere una sapienza umana, che gonfia e non libera; i suoi insegnamenti, i suoi suggerimenti, le sue indicazioni precise vengono da Dio e a Lui riportano. Lo Spirito insegna la sapienza vera e la conoscenza (Sal 118, 66), insegna il volere del Padre (Sal 118, 26.64), i suoi sentieri (Sal 24,4), i suoi comandamenti (Sal 118, 124.135), che fanno vivere. Egli è un Maestro capace di guidarmi alla verità tutta intera (Gv 16, 13), che mi rende libero nel profondo, fin nel punto di divisione dell’anima e dello spirito, dove solo Lui, che è Dio, può giungere a portare vita e risurrezione. E’ umile, come Dio, e si abbassa, scende dalla sua cattedra e viene dentro di me (cfr. At 1, 8; 10, 44), si dona a me così, in maniera piena, assoluta; non è geloso del suo dono, della sua luce, ma la offre senza misura. Spirito Santo, Tu sei Dono, sei consolazione piena e perciò sei mia gioia, mia esultanza! Tu sei Amore fedele, che non mi lascia, non mi abbandona, ma rimani per sempre! Tu sei con me, ti fai uno con me, accetti di condividere la mia vita più segreta, più intima, anche là dove c’è il dolore, la notte, il peccato. Tu sei il mio Maestro interiore, la mia guida sicura! Ti seguirò, Spirito Santo e non smetterò mai di invocarti e dirti: “Vieni!”. Al mattino ti aspetterò e alla sera cercherò in Te il mio riposo. 6. Un momento di preghiera: Salmo 29 Canto di esultanza al Signore, Rit. Tu mi dai Vita piena, Signore, alleluia! Ti esalterò, Signore, perché mi hai liberato Cantate inni al Signore, o suoi fedeli, Nella tua bontà, o Signore, Ascolta, Signore, abbi misericordia, 7. Orazione finale Spirito Santo, lascia che ti parli ancora una volta sola; per me è difficile staccarmi dall’incontro con questa Parola, perché in essa sei presente Tu, vivi e agisci Tu. Presento a Te, alla tua intimità, al tuo Amore, il mio volto di discepolo; mi specchio in Te, Spirito Santo. Consegno a Te, dito della destra del Padre, i miei lineamenti, i miei occhi, le mie labbra, le mie orecchie… compi l’opera di guarigione, di liberazione e di salvezza; io rinasca, oggi, partorito uomo nuovo dal grembo del tuo fuoco, dal respiro del tuo vento. Spirito Santo, io so che non sono nato per restare solo; per questo, ti prego: mandami ai miei fratelli, perché possa annunziare loro la Vita che viene da Te. Amen. Alleluia! |
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