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1ª Domenica di Quaresima (C)Le tentazioni di Gesù. 1. LECTIO a) Orazione iniziale: O Signore, all’inizio di questo tempo quaresimale mi inviti a meditare, ancora una volta, il racconto delle tentazioni, perché riscopra il cuore della lotta spirituale e soprattutto perché sperimenti la vittoria sul male. b) Lettura del vangelo:
c) Momenti di silenzio orante: Per l’ascolto è necessario il silenzio: dell’anima, dello spirito, della sensibilità e anche silenzio esteriore, con la tensione di ascoltare ciò che la Parola di Dio intende comunicare. 2. MEDITATIO a) Chiave di lettura: Luca con la raffinatezza di un narratore racconta in 4,1-44 alcuni aspetti del ministero di Gesù dopo il suo battesimo, tra cui le tentazioni del demonio. Infatti narra che Gesù «pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto per quaranta giorni» (4,1-2). Tale episodio della vita di Gesù è preliminare al suo ministero, ma anche, può essere inteso come il momento di transizione dal ministero di Giovanni Battista a quello di Gesù. In Marco tale racconto delle tentazioni è più generico. In Matteo di Gesù si racconta che «è stato condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo» (Mt 4,1), queste ultime parole attribuiscono l’esperienza della tentazione ad un influsso che è insieme celeste e diabolico. Il racconto di Luca modifica il testo di Matteo in tal maniera da mostrare che Gesù, «pieno di Spirito Santo», s’allontana di sua iniziativa dal Giordano ed è condotto dallo Spirito nel deserto per quaranta giorni, dove egli «è tentato dal diavolo» (4,2). Il senso che Luca vuol dare alle tentazioni di Gesù è che esse furono un’iniziativa del diavolo e non un’esperienza programmata dallo Spirito Santo (S.Brown). È come se Luca volesse tenere ben distinti il personaggio del diavolo dalla persona dello Spirito Santo. Un altro elemento da osservare è l’ordine con cui Luca dispone l’ordine delle tentazioni: deserto - veduta dei regni del mondo - pinnacolo di Gerusalemme. Invece in Matteo l’ordine varia: deserto - pinnacolo - alto monte. Gli esegeti discutono quale sia la disposizione originale, ma non riescono a trovare una soluzione unanime. La differenza potrebbe essere spiegata a partire dalla terza tentazione (quella culminante): per Matteo il «monte» è il vertice della tentazione perché nel suo vangelo pone tutto il suo interesse sul tema del monte (basti ricordare il discorso della montagna, la presentazione di Gesù come “il nuovo Mosé”); per Luca, invece, l’ultima tentazione avviene sul pinnacolo del tempio in Gerusalemme perché uno degli interessi maggiori del suo vangelo è la città di Gerusalemme (Gesù nel racconto lucano è in cammino verso Gerusalemme dove si compie in modo definitivo la salvezza) (Fitzmyer). Il lettore può porsi legittimamente una domanda: In Luca, come in Matteo, ci furono dei possibili testimoni alla tentazione di Gesù? La risposta è certamente negativa. Dal racconto lucano traspare chiaramente che Gesù e il diavolo sono uno di fronte all’altro, totalmente soli. Le risposte di Gesù al diavolo sono attinte dalla S.Scrittura, sono citazioni dell’Antico testamento. Gesù affronta le tentazioni, ed in particolare al culto che il diavolo pretende da Gesù stesso, ricorrendo alla parola di Dio come pane di vita, come protezione di Dio. Il ricorso alla parola di Dio contenuta nel libro del Deuteronomio, ritenuto dagli esegeti una lunga meditazione sulla Legge, mostrano il tentativo di Luca di raccordare questo episodio della vita di Gesù con il progetto di Dio che vuole salvare l’uomo. Tali tentazioni sono avvenute storicamente? Perché, alcuni, tra i credenti e non credenti, ritengono che tali tentazioni siano fantasie su Gesù, inventate di sana pianta? Tale questione è estremamente importante in un contesto come il nostro che cerca di svuotare del suo contenuto storico e di fede i racconti dei vangeli. Certamente non si può dare una spiegazione letterale e ingenua, né pensare che possano essere accadute in modo esterno. Ci sembra quella di Dupont abbastanza plausibile: «Gesù parla di un’esperienza che egli ha vissuto, ma tradotta in un linguaggio figurato, adatto a colpire le menti dei suoi ascoltatori» (Les tentationes, 128). Più che considerarle come un fatto esterno, le tentazioni vanno considerate come un esperienza concreta nella vita di Gesù. È questa mi sembra la ragione principale che ha guidato Luca e gli altri evangelisti nel trasmetterci queste scene. Sono prive di fondamento le opinioni di chi ritiene le tentazioni di Gesù , fittizie o inventate, come anche non si può condividere l’opinione dello stesso Duponti, quando dice che esse sono state «un dialogo puramente spirituale che Gesù ebbe con il diavolo» (Dupont, 125). Dando uno sguardo all’interno del Nuovo Testamento (Gv 6,26-34; 7,1-4; Ebr 4,15; 5,2; 2,17a) risulta chiaro che le tentazioni furono una realtà evidente nella vita di Gesù. Interessante e condivisibile è la spiegazione di R.E. Brown: «Matteo e Luca non avrebbero fatto alcuna ingiustizia alla realtà storica drammatizzando tali tentazioni all’interno di una scena, e mascherando il vero tentatore col porre queste provocazioni sulle sue labbra» (The Gospel Accordino to John, 308). In sintesi potremmo dire che la storicità delle tentazioni di Gesù o il radicamento di esse nell’esperienza di Gesù sono state descritte con un «linguaggio figurato» (Dupont) o «drammatizzato» (R.E Brown). È necessario distinguere il contenuto (le tentazioni nell’esperienza di Gesù) dal suo contenitore (il linguaggio figurato o drammatizzazione). È certo che queste due interpretazioni sono molto più corrette di quelle che le interpretano in senso ingenuamente letterale. Luca, inoltre, con queste scene intende ricordarci che le tentazioni sono state rivolte a Gesù da un agente esterno. Non sono il risultato di una crisi psicologica o perché si trova in un conflitto personale con qualcuno. Le tentazioni, piuttosto, rimandano alle «tentazioni» che Gesù ha sperimentato nel suo ministero: l’ostilità, l’opposizione, il rifiuto. Tali «tentazioni» sono state reali e concrete nella sua vita. Non ha fatto ricorso al suo potere divino per risolverle. Queste prove sono state una forma di «seduzione diabolica» (Fitzmyer), una provocazione a usare il suo potere divino per mutare pietre in pane e per manifestarsi in modi eccentrici. Le tentazioni terminano con quest’espressione: «dopo aver esaurito ogni specie di tentazione» il diavolo abbandona Gesù (4,13). Quindi le tre scene che contengono le tentazioni sono da considerarsi come espressione di tutte le «tentazioni o prove» che Gesù ha dovuto fronteggiare. Ma il punto fondamentale è che Gesù, in quanto Figlio, ha affrontato e vinto la «tentazione». Ancora di più: è stato provato nella sua fedeltà al Padre ed è stato trovato fedele. Un’ultima considerazione riguarda la terza tentazione. Nelle prime due tentazioni il diavolo ha provocato Gesù a usare la sua filialità divina per negare la finitezza umana: evitare di procurarsi il pane come tutti gli uomini; richiedendogli, poi, un’onnipotenza illusoria. In entrambi le prove Gesù non risponde dicendo: non voglio! Ma si appella alla Legge di Dio, suo Padre: «Sta scritto…è stato detto…». Meravigliosa lezione. Ma il diavolo non demorde e gli rivolte una terza provocazione, la più forte di tutte: di risparmiarsi la morte. In fondo lanciarsi dal pinnacolo significa andare incontro a una morte sicura. Il diavolo cita la Scrittura, il Salmo 91, per invitare Gesù all’uso magico e spettacolare della protezione divina, e in fin dei conti, alla negazione della morte. Il brano del Vangelo di Luca mi lancia un forte avvertimento: l’uso errato della Parola di Dio, può essere occasione di tentazione. In che senso? Il mio modo di rapportarmi alla Bibbia è messo in crisi soprattutto quando la utilizzo solo per rivolgere insegnamenti morali agli altri che sono in difficoltà o in crisi. Alludiamo a certi discorsi pseudo spirituali che si rivolgono a chi è in difficoltà: “Sei angosciato? Non ti resta che pregare e tutto si sistemerà”. Questo significa ignorare la consistenza dell’angoscia che prende una persona e che dipende spesso da un fatto biochimico o da difficoltà a livello psicologico-sociale, oppure da un porsi in modo sbagliato davanti a Dio. Sarebbe più coerente dire: Prega il Signore che ti guidi nel ricorrere alle mediazioni umane del medico o di un amico saggio e sapiente perché ti aiutino nell’attenuare o farti guarire dalla tua angoscia. Non si possono proporre frasi bibliche agli altri in modo magico, facendo saltare le mediazioni umane. «La tentazione frequente è quella di fare una bibbia della propria morale, invece di ascoltare gli insegnamenti morali della Bibbia» (X.Thévenot). In questo tempo di quaresima sono invitato ad accostarmi alla Parola di Dio con i seguenti atteggiamenti: un’assiduità instancabile e orante alla Parola di Dio, leggerla con un legame costante con la grande tradizione della Chiesa, e in dialogo con i problemi dell’umanità odierna. 3. ORATIO a) Salmo 119: Beato l’uomo la cui vita è pura, Rinnoviamoci nello Spirito Senza mai commettere ingiustizie, Seguiamo Cristo Gesù Siano salde le mie vie Seguiamo Cristo Gesù Ti loderò in purezza di cuore, Rinnoviamoci nello Spirito b) Preghiera finale: Signore, noi ti cerchiamo e desideriamo il tuo volto, fa che un giorno, rimosso il velo, possiamo contemplarlo. 4. CONTEMPLATIO Per prolungare la nostra meditazione suggeriamo una riflessione di Benedetto XVI: |
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