MESSAGGIO FINALE

Cari fratelli e sorelle,

Che la pace del Signore sia con voi.

1. Convocati dal Consiglio Generale dell’Ordine per dare seguito alle decisioni sul tema dell’ultimo capitolo generale “Il Viaggio Continua”, noi, Superiori Provinciali insieme ad esso, ci siamo riuniti in questo XV° Consiglio delle Province dal 1 al 10 settembre 2003, qui a Fatima (Portogallo) nella Casa Beato Nuno, vicino al Santuario della Madonna. L’obiettivo di questo nostro incontro è di riflettere sul servizio che come Superiori Provinciali dobbiamo prestare ai nostri confratelli “per dare occasione alle guide dell’Ordine di riflettere insieme su come si può promuovere la conoscenza e l’amore del carisma o impedirlo. Non possiamo prendere o ignorare il carisma a nostro piacimento; è la nostra vocazione, il nostro ruolo nella Chiesa e nel mondo.” (Cf. Joseph Chalmers, XV° Consiglio Delle Province, Relazione del Priore Generale, n. 7).

2. Vi inviamo questo messaggio per farvi fraternamente partecipi delle nostre riflessioni alla ricerca di mezzi e strategie con le quali il nostro servizio dell’autorità possa più efficacemente promuovere nelle nostre comunità la realizzazione concreta e leggibile del nostro carisma a servizio della Chiesa e del popolo, specialmente dei poveri.

3. Il cammino che abbiamo già percorso

Già abbiamo dei buoni documenti, elaborati in questi ultimi anni con il contributo di tanti fratelli e sorelle che descrivono in modo soddisfacente il significato del carisma del Carmelo per i nostri giorni. È stato un processo lento di riappropriazione del nostro ideale. Una parte del viaggio è stato già percorso. Nonostante le lacune ed i difetti che segnano ancora la nostra vita personale e comunitaria, possiamo contare oggi su una comprensione più comunitaria del carisma tra di noi, un ambiente più fraterno e partecipativo nei capitoli e negli altri incontri, uno sforzo crescente per migliorare la formazione tanto iniziale quanto permanente, una coscienza missionaria più attiva e una percezione più chiara dell’importanza del carisma per il lavoro missionario; una insistenza maggiore sulla spiritualità come fonte d’ispirazione in tutte le aree geografiche in cui siamo presenti; una crescita costante della partecipazione delle monache, delle sorelle e dei laici nel vivere il carisma e una coscienza più chiara che noi siamo una grande famiglia; una collaborazione più intensa tra di noi nelle varie regioni dell’Ordine; un dialogo crescente con i nostri fratelli OCD; una maggior attenzione per la Giustizia e Pace quale parte integrale del nostro carisma e un maggior impegno per annunziare la Buona Novella ai poveri.

4. Veramente, qualche cosa sta cambiando nel nostro Ordine. Una nuova direzione appare. Però allo stesso tempo ci rendiamo conto che manca molto, moltissimo! Come il profeta Elia, siamo appena all’inizio del lungo viaggio verso la Montagna di Dio (1 Re 19:7). Si tratta di confermare e dare impulso a questa nuova direzione, dandole maggiore consistenza e continuità; per questo ci siamo riuniti a Fatima in questo XV° Consiglio delle Province a riflettere sulla nostra missione nella promozione di una vita sempre più conforme al nostro carisma.

5. Ciò che abbiamo fatto e vissuto durante quest’incontro

La celebrazione liturgica quotidiana ha posto le nostre difficoltà e la nostra ricerca in clima di fede e di preghiera. Dobbiamo riconoscere che non è sempre facile prestare il servizio dell’autorità. Con l’aiuto di alcuni nostri fratelli, abbiamo riflettuto prima sulla nostra pratica alla luce della Parola di Dio e, durante un giorno di ritiro, abbiamo considerato da vicino l’esempio che Gesù ci ha dato nei vangeli. Poi, abbiamo meditato attentamente ciò che la Regola, le Costituzioni, la Ratio e il Magistero della Chiesa ci insegnano sull’esercizio dell’autorità. In fine, con l’aiuto delle scienze umane, abbiamo riflettuto sulla pratica come superiori e sui conflitti che affrontiamo quotidianamente nell’esercizio della nostra missione. Abbiamo dedicato tempo, anche, ai problemi economici che affrontiamo e alle difficoltà che oggi preoccupa la Chiesa riguardo all’abuso sessuale da parte di alcuni dei suoi ministri.

6. Ci siamo arricchiti con l’esperienza dei nostri confratelli sui vari aspetti relativi all’esercizio dell’autorità per promuovere il carisma; abbiamo condiviso la nostra esperienza, percepito i nostri errori ed intravisto nuove piste. È stata un’esperienza dalla quale abbiamo colto lumi per aiutarci nell’esercizio della nostra missione.

7. Nelle nostre riflessioni abbiamo preso coscienza che uno dei punti che deve ricevere maggiore attenzione e cura perché possiamo promuovere la vita del carisma a servizio della Chiesa e del popolo è la formazione. Abbiamo dato particolare attenzione al messaggio dei formatori che, riuniti ad Aylesford nel mese di agosto 2003, hanno manifestato la loro preoccupazione in un messaggio fraterno a questo XV° Consiglio delle Province.

8. Che cosa abbiamo appreso gli uni dagli altri

a) Dalla meditazione sulla prassi di Gesù
Il nucleo della nostra vita carmelitana è “vivere nell’ossequio di Gesù Cristo.” Gesù ha esercitato la sua autorità al servizio della rivelazione del regno di Dio (Mc 1:14s). Noi dobbiamo esercitarla al servizio della rivelazione del nostro carisma come parte integrante del Regno. Gesù ha saputo trasformare la sua esperienza di Dio come Padre in buona novella per il popolo. Il primo gesto con il quale ha concretizzato l’annunzio della buona novella di Dio fu quello di chiamare discepoli a formare comunità con lui, e così, attraverso la convivenza fraterna, rivelare l’amore del Padre (Mc 1:16-20; 3:14). Fu in quella convivenza fraterna che Gesù esercitò la sua autorità formando discepoli e discepole. Come saggio maestro, li coinvolgeva nella missione per ricostruire una vita comunitaria nei villaggi della Galilea (Lc 10:1-9). Come profeta, denunciava gli errori e correggeva le deviazioni che apparivano nella vita dei discepoli e delle discepole (Lc 9:39s; Mc 9:33-35). Come sacerdote e vittima sulla Croce, la sua autorità si rivela nel dono della sua vita offerta ‘in riscatto per molti’ (Mc 10:45; cf. Ebr 2:17; 4:14; 5:1 ss) e per ‘riunire i figli di Dio che erano dispersi’ (Gv 11:51) in libera obbedienza al Padre. Per questa obbedienza ‘divenne causa di salvezza per tutti coloro che gli obbediscono’ (Ebr 5:9) e investito di ogni potere dal Padre, inviò gli Apostoli, partecipando la sua autorità messianica (Mt 28:18-20; cf Fil 2:7-11) Viveva il suo culto di adorazione al Padre, in spirito di obbedienza e sempre unito al padre (Gv 8:28) ne era vera rivelazione per tutti. “Chiunque vede me, vede il Padre.” (Gv 14:9) Il popolo, mosso dalla testimonianza di Gesù, ne riconosceva l’autorità, e ne accettava il messaggio (Mc 1:22-27).

b) Dallo studio della Regola e delle Costituzioni
La Regola vede l’autorità del Priore come dono di Dio, attraverso la mediazione della Chiesa, e compito affidato dalla comunità. È la comunità infatti che vede il Priore come la presenza di Gesù in mezzo a noi. (Regola, n. 23) Il Priore esercita la sua autorità accogliendo e favorendo la partecipazione di tutti i fratelli alla costruzione della comunità, e ricorrendo al consiglio della ‘maior et sanior pars’ (Regola, nn. 5, 6 e 12), si assume la responsabilità di decidere e guidare, in spirito di servizio, alla effettiva esecuzione (‘operis veritate’) quanto stabilito comunitariamente e promesso personalmente. (Regola nn. 4, 5, 6, 8 e 9). Così egli e i fratelli, uniti, formano una comunità che deve essere la rivelazione del volto di Dio e del carisma del Carmelo. La Regola raccomanda perciò sin dal principio, come espressione e formazione alle relazioni fraterne, una riunione, chiamata ‘capitolo’, dove i fratelli devono trattare l’osservanza e comunitaria ed il benessere integrale di ciascuna persona. È questa cultura capitolare, accentuata anche a livello provinciale e generale, secondo lo spirito proprio degli ordini Mendicanti (o di fraternità evangelica) che provoca e stimola la partecipazione di tutti all’esercizio dell’autorità e fa che tutti si sentano responsabili di tutti ed di ognuno. Il Priore deve essere perciò il fratello dei fratelli, il primo a viver in ossequio di Gesù Cristo, uno modello nella preghiera e nel vivere la parola di Dio.

c) Dal confronto con le conclusioni delle scienze umane
I conflitti sono il pane quotidiano per chi esercita l’autorità nella comunità. Essi sono fonte di sofferenza per molti di noi e non sempre sappiamo come orientarli, gestirli e risolverli. Le scienze moderne ci suggeriscono di guardare in faccia i conflitti in modo positivo. Non sono cose che non dovrebbero esistere ma fanno parte del cammino da percorrere. Sono come dolore del parto, offrono la possibilità di far nascere una vita nuova. Abbiamo appreso a gestire i conflitti in modo tale che non ci rendono inquieti ma piuttosto ci aiutano a crescere nella maturità umana. Non dobbiamo fuggire dai conflitti, dobbiamo crescere nel dialogo ed esercitare la vera libertà che sa rispettare il diritto e l’opinione dell’altro. La soluzione dei conflitti non si trova nella vittoria dell’uno sull’altro, ma nella capacità di portare la comunità ad esprimersi, facendo emergere la saggezza comune, in un discernimento che giovi al riconoscimento reciproco. È uno dei modi che permettono al priore, assieme ai fratelli, di scoprire il cammino per seguire Gesù ed obbedire al Padre. Le nostre Costituzioni e la Ratio raccolgono questo spirito della regola in numerosi suggerimenti pratici circa le mete e lo stile di esercizio dell’autorità. (Costituzioni nn. 48, 206-208; RIVC, nn. 35-37)

9. Le sfide che affronteremo per promuovere e far amare il carisma

a) La formazione come impegno principale
Ringraziamo i nostri fratelli formatori per il loro messaggio. I loro suggerimenti e la nostra esperienza ci fanno ribadire come priorità effettiva, nell’esercizio dell’autorità, la preoccupazione al processo di formazione tanto iniziale come permanente. Solo così sarà possibile far in modo, attraverso la testimonianza, a breve a lunga scadenza, che il carisma possa essere più conosciuto, amato, e messo a servizio della costruzione delle nostre comunità e del popolo di Dio, soprattutto dei poveri.
Perché questo obiettivo possa essere raggiunto, noi come superiori, ci impegniamo per le seguenti strategie operative:
1. Nelle nostre visite, dare priorità alle case di formazione;
2. Dare impulso e stimolare i fratelli alla partecipazione alla formazione permanente, permettendo loro di partecipare ai corsi organizzati dall’Ordine e dalle conferenze dei religiosi, tanto al livello regionali come internazionali;
3. Garantire la formazione dei formatori attraverso la partecipazione ai nostri corsi che l’Ordine organizza tanto al livello regionale come internazionale;
4. Promuovere al livello locale e regionale la formazione carmelitana dei laici e laiche;
5. Aiutare i priori locali a scoprire il significato e la direzione della propria autorità in funzione di come vivere il carisma.

b) Gestire i conflitti come parte del cammino
Nel mondo di oggi, dove crescono i conflitti a tutti i livelli della convivenza umana, fa parte della nostra missione creare comunità vive, dove si cerca di vivere la riconciliazione tanto raccomandata da Gesù. (Cf. Mt 18:15-35) Come Carmelitani dobbiamo essere persone che realizzano la speranza che il popolo riponeva nel ritorno del profeta Elia, a sapere “ricondurre i cuori dei padri ai figli e quelli dei figli ai padri” (Mal 3:23s e Instrumentum laboris, n. 8).
Perché questo obiettivo possa essere raggiunto, noi come membri del Consiglio delle Province, ci impegniamo per le seguenti strategie operative:
1. Promuovere tra di noi una cultura del dialogo che permette alle parti in conflitto di scoprire i motivi delle loro divergenze e arrivare ad una soluzione.
2. Nella gestione e soluzione dei conflitti, insistere sulla comunicazione e, per quanto sia possibile, offrire le informazioni necessarie alle persone.
3. Riscoprire e promuovere al livello locale e provinciale la cultura capitolare, propria alla spiritualità carmelitana, perché in questo modo si possa accrescere la partecipazione e la corresponsabilità di tutti i fratelli.

c) Essere fraternità orante e profetica in mezzo al popolo
L’esercizio della vera autorità è possibile solo in un contesto di comunità. Come contemplativi, dobbiamo vivere la presenza di Dio, e permettere che, attraverso la nostra testimonianza, il volto di Dio si manifesti agli altri. “Chi vede me vede anche il Padre”. Questo è possibile solo attraverso le comunità oranti e profetiche in mezzo al popolo. Così, in tutti i luoghi dove due o tre Carmelitani si uniscono in nome di Gesù, Gesù è tra di loro (Mt 18:20) e continua la sua missione profetica in quel luogo. Il priore, come pastore e modello che pascolerà questo piccolo Carmelo (Cf. 1 Pt 5:2s e Instrumentum laboris, n. 6), dovrà essere cosciente che al tramonto della vita il suo servizio sarà esaminato sull’amore. (Cf. Giovanni della Croce, Consigli, n. 59)
Perché questo obiettivo possa essere raggiunto, noi ci impegniamo per le seguenti strategie operative:
1. Come primi tra i fratelli, cercare di essere testimoni vivi di fraternità. Questo sarà il nostro modo di vivere nell’ossequio di Gesù Cristo.
2. Cercare con tutti i mezzi possibili di favorire la crescita della Famiglia Carmelitana facendo in modo che il carisma sia conosciuto, amato, vissuto e condiviso soprattutto con laici e laiche.
3. Far in modo che le nostre comunità siano piccoli centri di spiritualità dove il popolo di Dio possa trovare acqua per la sua sete di giustizia e di fraternità e trovare alimento per la sua fame di Dio.
4. Trovare percorsi concreti perché la nostra vocazione contemplativa possa rivelarsi in forme nuove di orazione, di fraternità e di servizio profetico.
5. Trovare mezzi per promuovere la dimensione missionaria, la preoccupazione per la giustizia e la pace e il servizio per i poveri e gli emarginati.

10. Una Parola Finale

Il Consiglio Generale ha proposto come tema di questo XV° Consiglio delle Province ‘Il ruolo dell’autorità nella promozione del carisma’, per dare occasione alle guide dell’Ordine di riflettere insieme su modi di esercizio dell’autorità. Questi sono mezzi che possono promuovere la conoscenza e l’amore del carisma o, viceversa, quelli che ne impediscono o ritardano l’attuazione. (Cf. Joseph Chalmers, XV° Consiglio delle Province, Relazione del Priore Generale n. 4). In fraterno dialogo abbiamo rinnovato la nostra consapevolezza che è nostro dovere e compito principale animare e motivare i frati e la nostre comunità. E non dimentichiamo che siamo noi stessi, per primi a vivere, in ogni situazione concreta della vita, in ossequio a Gesù Cristo, ispirati dall’esempio di Elia e di Maria. Impegnati a costruire la nostre comunità, sull’esempio di Gesù che reintegrava gli esclusi nella vita del popolo, mentre costruiamo le nostre comunità, ci adoperiamo a ricondurre 'il cuore dei padri ai figli ed il cuore dei figli ai padri.'
La promozione dell’attuazione del carisma non è compito che possiamo adempiere o trascurare a piacimento. È la nostra vocazione, il nostro ruolo nella Chiesa e nel mondo. (Cf. Costituzioni, n. 48)
In questo spirito abbiamo individuato alcune strategie per portare a conoscenza ed attuazione ciò che del carisma diciamo nelle Costituzioni e nella Ratio.
In questo spirito abbiamo anche trattato con franchezza, il tema delicato e doloroso degli abusi sessuali. Abbiamo inoltre condiviso le preoccupazioni sulla situazione economica attuale del nostro Ordine e abbiamo trovato insieme una via per attenuarli e finalmente risolverli.
Il nostro incontro è stato un’esperienza di fraternità, la cui sorgente abbiamo trovato nella Eucaristia quotidiana. A tutti coloro che hanno il compito di guida delle nostre comunità, a tutti ed ai singoli membri della Famiglia Carmelitana auguriamo, per intercessione di Maria nostra Madre, di percorrere con fedeltà il deserto, che ci permette di porre realmente Gesù Cristo Crocifisso e Risorto ‘a fondamento della nostra vita’, finché ‘arriviamo a vedere con gli occhi di Dio la realtà’ ed il nostro atteggiamento sia ispirato totalmente dal suo amore. (Cf. Costituzioni, n. 15)

Festa di Santa Teresa d’Avila
15 ottobre 2003

 
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Ultima revisione: 17 novembre
2003